Il punto – I dieci milioni di Tck, tck, tck

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“Basta parlare. Abbiamo bisogno di un accordo equo, ambizioso e legalmente vincolante”. Servono gli applausi per incoraggiare la giovane rappresentante delle Isole Figi a continuare tra le lacrime e con un filo di voce. “Noi vogliamo salvare la nostra cultura e la nostra identità”. L’occasione è la simbolica consegna a Yvo de Boer e Connie Hedegaard, padroni di casa alla conferenza del clima di Copenhagen, della richiesta di azione dei 10.000.000 di aderenti al movimento Tck, tck, tck, nato per ricordare l’inesorabile scorrere del tempo in visione del possibile accordo a Copenhagen.

Medesimo senso di urgenza presente nel filmato di apertura della conferenza, in grado di ammutolire in un attimo i quasi 1.000 giornalisti presenti in sala stampa. Una bambina danese si trova improvvisamente circondata dalla terra rotta per la siccità, poi da uragani ed inondazioni. Si tratta per fortuna solo di un incubo, segnale però della crescente consapevolezza che le nuove generazioni hanno rispetto alla gravità del clima che cambia, spesso affrontato con superficialità dagli adulti  di oggi.

Assume così forza l’invito della Hedegaard affinché il pubblico svolga un’azione di pressione nei confronti dei propri politici. Forza che la Ministro uscente del clima danese, politico stimato anche dagli elettori dell’opposto schieramento, ha saputo dimostrare di avere fin dal primo momento nel chiedere ora un accordo, perché l’attenzione non è mai stata così alta e ritardare non servirebbe a niente. Nel frattempo la Ue esce allo scoperto e fa sapere che Cina ed USA conoscono esattamente le richieste europee per aumentare il proprio impegno dal 20% al 30% per il 2020. Gli USA rispondono che loro spingono per una seria visione di lungo periodo al 2050. Copenhagen è appena iniziato, ma stavolta sembra che si faccia davvero sul serio.

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