Falso allarme. Il futuro sarà riscaldato

GiornalediVicenza

Questi giorni saranno caratterizzati da temperature molto rigide, a causa di un flusso diretto di aria molto fredda e secca proveniente dalla Siberia.È inevitabile che l’abbassamento della colonnina di mercurio da spazio, come ormai accade puntualmente negli ultimi anni, ai detrattori del cambiamento climatico. Non dovrà stupirci pertanto sentire chi, tanto nei media come tra i tavolini del bar, ironizzerà sulla veridicità di questo fenomeno. In passato ci sono stati quotidiani nazionali in cui, a seguito di alcuni giorni consecutivi di freddo e qualche abbondante nevicata in pianura, ci si è spinti addirittura a ipotizzare l’arrivo del “raffreddamento globale”. È curioso come ciò avvenga nonostante che a livello scientifico il riscaldamento del pianeta non sia più messo in discussione, con gli scienziati che considerano “inequivocabile” il cambiamento del clima. Perché allora continua a esserci una sorta di tendenza a sconfessare l’esistenza del fenomeno? La prima risposta richiama l’immagine stereotipata dello struzzo, mentre affonda la testa nella sabbia. Ci sono studi interessanti di psicologia umana che evidenziano come davanti a un problema riconosciuto di estrema complessità insorga una sorta di desiderio di annullamento del problema stesso. E la complessità del cambiamento del clima è fuori discussione, sia per le moltissime interconnessioni che caratterizzano il fenomeno stesso e sia per l’estrema difficoltà che contraddistingue ogni possibile percorso di soluzione.Vi è poi una ragione temporale che contribuisce a spiegare il negazionismo climatico.In termini oggettivi è fuori discussione come le variazioni registrate negli ultimi decenni si siano verificate con una rapidità mai conosciuta in precedenza. A livello soggettivo però ogni essere umano può basare le proprie convinzioni su esperienze personali dirette, in cui il confronto temporale si ha nell’arco di vita di un individuo. La straordinaria capacità di adattamento dell’uomo alle nuove condizioni ambientali che vengono a crearsi, insieme alla facilità con cui tende a dimenticarsi di quelle passate sono un’ottima combinazione per facilitare la rimozione del fenomeno.Senza voler analizzare il ruolo attivo delle lobby, come quelle delle compagnie petrolifere che hanno pesantemente contraddistinto l’ultima presidenza Bush, vi è però un’altra ragione fondamentale che alimenta i detrattori del cambiamento climatico. Chi arriva a enunciare il “raffreddamento globale” a seguito di alcune giornate invernali particolarmente fredde dimostra soprattutto la propria incapacità di discriminare tra clima e meteo. Quest’ultimo cerca di prevedere le condizioni di temperatura e precipitazioni in una determinata area a distanza di pochi giorni. Il climatologo invece ragiona in termini di dati medi su un arco minimo di 10 anni, per capire la loro possibile evoluzione nel tempo.E, come ricorda il sito www.climalteranti.it, i dati medi di questo inverno erano fino a questo momento preoccupanti, con 2 °C in più nelle Alpi e addirittura 3°C nell’Europa continentale rispetto ai valori medi del trentennio 1981-2010. Neanche il freddo rigido riuscirà purtroppo a scalfire i valori positivi di questa media e potrà quindi mettere in discussione il riscaldamento del pianeta.

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